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bronto 008 - co-released 03/2007 with fratto9 under the sky records [ENG] “Polytone” is the second album of the band, released after three years from the debut one, which has been originally released by Ebria Records and already sold out. Paolo Benzoni : drums Recorded december 2005 by Paolo Censi at New Art Studio in Uboldo (VA) Italy 8 tracks untitled THE WIRE - magazine (U.K.) Second album of "minimalistic rhythmic improvisation" from this Italian quartet. The results are reminiscent of Can, and it's no surprise that I/O have been one of Damo Suzuki's pick-up collaborators on his neverending world tour. On these recordings, Andrea Reali's vocals are guttural, mysterious and pre-linguistic, while Luca Mauri's guitar is cruel, angular and severe. The first track has wah-slash guitar and muttered, drawling vocals, while things get sluggish and sinister on the third track with binary notes alternating like pistons on a steam press. The concluding track sounds like feral cats fighting while the empties are turned out in a dark alley. BLOW-UP - magazine (ita) Gli I/O vanno a candidarsi come band di riferimento d'un art- no-funk italiano, un sincresi che muta la genetica strutturale dell'armonia-ritmo rock. Dopo l'eccettente esordio impro-strutturato, con "Polytone" Luca Mauri, Paolo Romano, Paolo Benzoni e Andrea Reali formulano di nuovo il genoma dell'ibrido. Ritroviamo, stavolta, speziature di wave politica di Gang of Four (#6), funk spigoloso-stilizzato (sia della stagione no new york, che di recenti suoni semi-colti), un sentore struttural-minimalista. Loro si definiscono "improvvisazione ritmico minimalistica", dando ragione della spina dorsale del suono ma restando reticenti su tutto il resto. La muscolatura è acustica (anche la chitarra, piu che elettrica, e elettrificata), con qualche effettino (moderato) alla voce, che resta gutturale, molto di trachea, soffocata di saliva, seppur non primitiva come nel disco d'esordio. La line up esalta le varianze di timbro negli strumenti e di cadenza nei tempi. Spiccano l'art-dance paraboscimana guidata da un vibrato metalloide di chitarra (#3) e certe tensioni dark tribali (#8). Insieme a Vonneuman e Comfort segnano strade (differenti e divergenti) che (pure) s'intersecano nel punto detl'intelligenza emotiva. (7/8/10) ROCKERILLA - magazine (ita) La definizione che gli I/O hanno scelto per descrivere la loro musica calza a pennello: "Improvvisazione ritmica minimalista". Verrebbe voglia di non aggiungere null'altro se non fosse chiaro che, nella sua pregnanza, queste tre parole non riescono a racchiudere l'urgenza espressiva e la radicalità obliqua di questa proposta sonora. Otto tracce piene di elettricità e ferro sfregato, un andamento claudicante ma determinato, un rapido succedersi di immagini e disturbi. Questo (e molto di più) è il mondo degli I/O, fatto di brani registrato rigorosamente in presa diretta, intermittenze insistenti e voci graffiate. Valorosi epigoni dei Sinistri e di tanta sperimentazione americana, questi quattro ragazzi meritano un'attenzione particolare soprattutto dagli addetti ai lavori. (8/10) RUMORE - magazine (ita) Tra le innumerevoli proposte di interesse assoluto della nostra penisola, è doveroso citare I/O. Trattasi di un quartetto anomalo, un laboratorio musicale itinerante dedito all'improvvisazione meditata e alla ricerca di tempi e ritmi/che diversi. Per sgombrare il campo dagli equivoci: sebbene a un ascolto frettoloso il lavoro possa riportare alla mente i Sinistri, con cui pressappoco condividono l'interesse per la pulsazione, le musiche nonmetriche e gli ordinati cambiamenti del minimalismo, è giusto sottolineare che il modus operandi e le idee che sottendono il tutto sono alquanto differenti. I/O, difatti, puntano sull'essenzialità della sezione ritmica (contrabbasso e batteria), sulla manipolazione diretta delle fonti sonore (vocestrumento e chitarra) e sullo sviluppo graduale di vere e proprie composizioni. Persi tra scorie impro funk, groove trasversale, destrutturazioni/fratture varie e lasciti mentali (free) jazz, gli I/O si confermano assoluti protagonisti della ricerca italiana. (7/10) SANDS-ZINE - web-magazine Attendevo con ansia il nuovo disco degli I/O, quasi li aspettavo al varco; primo perché il loro lavoro d’esordio mi era piaciuto moltissimo, secondo perché, già in quella occasione, avevo avvertito la sensazione che il quartetto avesse delle potenzialità non del tutto espresse e soprattutto, dalla loro, ampi margini di evoluzione. In particolare, mi auguravo che la band avrebbe poi continuato a sperimentare sulla ‘forma canzone’, nel tentativo di chiudere le improvvisazioni, che rimane irrimediabilmente alla base della loro musica, in una struttura più definita. Cosa che puntualmente è accaduto (con risultati ben al di là delle mie aspettative) nelle tracce che gli I/O hanno lasciato in seguito su alcune compilation (tra tutte il favoloso pezzo contenuto nella doppia “…a gift for °I°…”, omaggio ad Etero Genio). “Polytone” parte proprio da lì continuando sugli stessi sentieri di quel pezzo e cioè uno studio sulla ricerca ritmica in un contesto che resta quello dell’improvvisazione. Quella degli I/O di oggi è una musica la cui ossatura è costituita da un groove sostenuto dalla combinazione batteria/contrabbasso, attraversato da una chitarra tagliente e una voce scomposta, più che mai inserita alla perfezione nella trama strumentale. È una ricerca quasi ossessiva quella del ritmo, reiterato ma aperto, che si sviluppa tramite piccole e continue variazioni che portano a grandi cambiamenti. Decostruiscono il rock, il jazz elettrico, il funk, in maniera non dissimile da come fanno i Sinistri, senza però portare tutto alle estreme conseguenze, come magistralmente fa il gruppo di Manuel Giannini, ma costruendo e compattando il tutto in composizioni originali e definite. Notevolissimo. ROLLING STONES - magazine (ita) Premetto che questo non è esattamente il "genere" (con tutte le ambiguità e gli anacronismi di cui questo termine è sovraccarico) di musica che prediligo, ma merita certamente rispetto e attenzione, anche se forse accattiverà soltanto certi addetti ai lavori o gli orecchi piu temerari. Inoltre, avendo a che fare con questi quattro bravi ragazzi (da non intendere nella hollywoodiana accezione) milanesi, direi che non si può proprio parlare di "genere", nonostante loro si siano proclamati promulgatori di «improvvisazione ritmica minimalista>>, definizione quanto mai puntuale; giacchè in questo album di Otto tracce senza titolo, scevre di ogni ritocco e registrate in presa diretta sono shakerati abilmente free jazz, funk, post rock e fremiti d'elettronica (ma molto altro ancora), dosati con sapienza e rigore, direi centellinati. Basso e batteria conducono il gioco, la chitarra s'insinua qui e là con riff taglienti e sferzanti, con ansiose reiterazioni, e la voce di Andrea Reali s'intromette di rado, aleggia come un'ombra cupa, con "apparizioni" simili a rantoli gutturali e canti di sapore ascetico che velano il suono. Ciò che colpisce è il rigore della ricerca: lo scavo, l'incisione, il lavoro meticoloso sullo sviluppo del ritmo, quasi da intagliatori di noccioli di pesco. Ne risulta una musica di quarzo: grezza, fredda e limpida. Un disco che potrà farvi addormentare, oppure trasmettervi esaltazione. La seconda per il sottoscritto. KATHODIK - web-magazine Una metamorfosi che s’impossessa della forma, potremmo dire, ‘espositiva’, continuando a sorreggere, incorrotta e fervida, la base 'ideologia' degli I/O, l’humus principale – e primordiale – con cui si è propagato sin dagli esordi il progetto; il disegno di una concezione trasversale dell’improvvisazione e della propria esecuzione, co-diretta tra silenzi contemporanei, minimalismo secco e nuovo jazz. Qui, scoprendo l’essenza di ‘Polytone’, si aprono altri orizzonti e possibilità da immettere nella già vivente massa organica del quartetto. SODAPOP - web-magazine Puzza di piccolo gioiello questo disco nuovo degli I/O, ma detto fuori dai denti, non credo che ci volesse molto a intuirlo quando, non paghi di un ottimo esordio, iniziarono a spostare il tiro. Il debutto di questi milanesi era ancora zozzo della placenta materna di Starfuckers e di Sinistr(i)aglie varie e poi sentii dei primi vagiti mezzi funk jazz e mi domandai che minchia stessero combinando... E' passato un po' di tempo, hanno iniziato a camminare sulle loro gambe storte e a quanto pare non è che si siano posti molto il problema se entrare nel regno degli uomini eretti o no, ma semplicemente hanno iniziato a camminare come potevano/volevano (ora se volere è potere resta un problema di chi vuol proseguire e del caro Friedrich Wilhelm). Prima che uscisse questo disco gli I/O li ho visti dal vivo e lì mi ero accorto che erano molto meno frammentati di un tempo, che la voce non era il loro punto debole come credevo sul primo disco, ma che invece macinava gioco su molte fasce del campo mentre tutti erano occupati a guardare i centravanti. La batteria è più che mai negroide, tanto che Hamid Drake potrebbe anche dare l'ok, anche il contrabbasso riporta ancora qualche scoria jazz e nel primo pezzo, oltre alla forma, dà così tanto cuore da aprire l'ascolto (tutt’ora l’hit single del disco). Mentre la sezione ritmica gioca ad incastro ed a spostare le mattonelle del pavimento, la chitarra più che post-funk (e quanto funk c'è in questo disco) suona post-punk, anzi, no-wave, ma le cose non si escludono, anzi, rimandano alle distorsioni cerebrali di James Chance e di tutta una generazione di sciamannati senza ritegno. Purtroppo quel riferirsi a ritmi e riff imperterritamente continui/seriali non mette in luce tutta una parte "astratta", e una tensione "quasi ambiental-freakketona" (è pur sempre uscito anche su Fratto9 oltre che su Ebria) del disco che in episodi come il settimo narcotizza senza pietà. A differenza dell'esordio dove il disco rientrava nella categoria dei dischi fighi ma di cui si fatica ad andare al riascolto Polytone è perfettamente integrato nella fascia del "quasi ascoltabile/fruibile", dove quasi si "rischia" di essere "ascoltabili". Spento?... acceso?... acceso, acceso... decisamente acceso. ROCKIT - web-magazine Otto tracce senza nome registrate in presa diretta, senza lavori di sovraincisione ed editing. Unico modo secondo I/O per fissare l'essenza di improvvisazioni senza schemi prestabiliti. Batteria chitarra voce e contrabbasso. Partono dalla destrutturazione per costruire "Polytone". Un impianto libero, marginato solo dalla ricerca della pulsazione. Argomentazioni strumentali che sono indagini minimaliste. Esperimenti raffinati di suoni classici e jazz. Musica d'avanguardia assolta da ruoli di responsabilità. ULTRASONICA.IT - web-magazine Secondo album e maturità di scrittura più che convincente per il quartetto free I/O, che vede Luca Mauri (chitarra), Paolo Benzoni (batteria), Paolo Romano (contrabbasso) e Andrea Reali (voce) maneggiare con elegante scioltezza una materia sonora che appoggia sull’improvvisazione organica, su un minimalismo dal rigore fermo e compiuto, fino a scivolare consapevolmente nei territori aspri del post rock rumoroso. Rispetto alla registrazione di debutto, “Polytone” marca l’accento sulle strutture ritmiche, disegnando figure asimmetriche e interessanti. C’è voglia di mutare forme, di cambiare traiettorie, di imprimere una personalità distinta – e marcatamente italica – agli spettri davisiani ed alle progressioni che immediatamente portano in testa le spirali dei Can. Una voglia che si trasmette da subito, già dalla volontà di registrare in presa diretta liberi da overdub e sovrastrutture: la prima traccia sciorina la concezione ritmica di Benzoni, quadrata eppure inaspettata, su cui contrabbasso e chitarra elaborano un piglio armonico ipnotico, evolvendosi dal silenzio al rumore con quella gradualità che indica padronanza della pasta sonora trattata. Gli echi bebop conservano un alone sulfureo, portando con se voci distanti e asimmetrie percussive care ai discepoli di certo minimalismo ritmico, eppure il suono si trasforma ancora. La terza traccia lascia che siano i rimbalzi a creare un groove che profuma di Neu, prima di infrangersi sugli scogli di un rumorismo elegante e cerebrale. Poi sono clangori metallici, derive di valvole surriscaldate, e ancora intrusioni dove il ritmo batte il tempo eppure è difficile riconoscerlo. Una voce mai invasiva diventa lo strumento attorno al quale costruire le puntellature della quinta traccia, dove il suono si fa gradualmente corale, poi, senza che ce ne accorgiamo, patterns scarnificati dal sapore latino cominciano a sorreggere il caos controllato. Fino a sfociare nella ritualità contemporanea della settima traccia, e nella colata di corde effettate che portano al climax la conclusione del lavoro. MUSIC ON TNT - web-magazine I/O è input/output, on/off, vuoto/pieno, 1/0, in/out, bianco/nero, io, entra/esci, +/-. Cosi si presenta il quartetto di musicisti che si nasconde dietro la sigla I/O e così si può leggere nell’inlay del cd “Polytone”, che al medesimo tempo esprime una sorta di pura ed armonica dicotomia e un’incessante ricerca di complementarietà tra due parti. Questa biforcazione della realtà, sembra verificarsi nel brillante tentativo di cucire assieme l’eterno acustico respiro e la sinteticità delle chitarre elettriche, alle quali si unisce la voce di Reali, capace di “suonare” le sue corde vocali come un violino svisato. ONDAROCK - web-magazine Il progetto I/O vede Andrea Reali (voce), Luca Mauri (chitarra), Paolo Romano (contrabbasso) e Paolo Benzoni (batteria) alle prese con una sorta di “improvvisazione ritmica minimalista”. In questa definizione, data dagli stessi musicisti, sta il succo dello stile della band. Già dal primo album omonimo (Ebria, 2003) è ben riscontrabile l’attitudine alla forma libera, all’improvvisazione (a metà tra quartetto da camera e post-rock anticonvenzionale) per sottili sovrapposizioni soniche e sistematiche rielaborazioni ritmico-armoniche (dai pattern cerebrali dei Can, ai conguagli elettroacustici e minimalisti, alle scomposizioni canterburyiane e davisiane). ILMUCCHIOSELVAGGIO - magazine & web-magazine Negli anni, la Ebria Records ci ha abituati a rispettare musicisti che scelgono coscientemente la via della sperimentazione a tutto tondo come canale preferenziale. Un linguaggio che cresce e si sviluppa in contesti differenti - siano essi l'elettro-kraut degli Echran, la narrativa in note dei Nippon & The Symbol, l'avanguardia spigolosa di Uncode Duello o magari l'estremismo espressivo degli OvO - ma che in tutti i casi punta a generare una musica senza barriere né compromessi. IL TIRRENO - newspaper Si fa fatica a parlare puramente e semplicemente di rock per “Polytone”, secondo disco firmato I/O, ensemble che si muove in territori talmente contaminati che si potrebbe senza problemi prescindere dalla necessità di una catalogazione. Ovvio che non è solo il background dei singoli musicisti a contare in questi casi, ma anche le loro prospettive: si parte da una miscela di funk-rock, free-jazz e musica contemporanea lungo il sentiero della pura improvvisazione - rifiutando peraltro qualsiasi forma di compromesso in forma di sovraincisione -, ma con un disegno preciso: generare un’instancabile pulsazione ritmica su cui imbastire ogni possibile sviluppo sonoro. Una pratica che, senza ripudiare le tipiche reiterazioni del rock’n’roll, rimanda soprattutto al minimalismo e che, per fare un nome affine, non può che ricordare le elucubrazioni dei toscani Sinistri. Qui ci si muove con piglio un tantino meno radicale, ma il risultato è assai intrigante: le otto tracce senza titolo che compongono il cd - realizzato dalle etichette Fratto9 Under The Sky (www.fratto9.com) ed Ebria (www.ebriarecords.com) - sanno infatti soddisfare anelito di ricerca e fruibilità in maniera più che convincente. CHAIN D.L.K. - web-magazine Sophomore full-length for the Italian quartet formed by Luca Mauri (guitar), Paolo Romano (double bass), Paolo Benzoni (drums) and Andrea Reali (voice and electronics), recorded in December 2005 and mastered by renowned soundmaker Giuseppe Ielasi. As expected, I/O have maintained their minimalistic formula, both in the layout (this time it's mostly white) and in their sound, self-defined "minimalistic rhythmic improvisation". However, my impression is that this work is slightly more focused, "rockish" and "regular" than their debut, but I admit I haven't gone back to their self-titled cd lately. The semi-structured, controlled improvisation of the quartet still mashes shards of funk, jazz, art rock and vocal experimentation (Reali's voice must be counted as an instrument per se), sometimes sounding like a curious bridge between '70's and today's avant music. The lesson of Starfuckers ("Infinitive Session"-era)/Sinistri is still the best possible comparison, if coupled with more retro-sounding jazz rock (Universal Congress Of?). Tracks that have made yours truly shiver: n. 6, with funky lines and a double bass line running in circles; and n. 8, with its desertic guitar lines and tribal drumming. Still, I don't think that this work can come close to the pleasure of seeing them live, where their creative energy is truly released, but that's the deal with improvisation-based material. Should they manage to really let loose the beast, they would become a HUGE band. NERDS ATTACK! MUSICAROMA UNDERGROUND - web-magazine Quattro anni dopo il debutto omonimo. Che veniva impresso in nero. Immerso nella parte frammentaria della concezione personale di musica. Il quartetto milanese riprende il discorso lasciato in quelle sette tracce: scomponendo, deframmentando, disgiungendo, smontando ogni singola nota per poi unirla ad altre nel frattempo frazionate. Una scissione d'improvvisazione. Un disco registrato per forza di cose in presa diretta che è figlio delle visioni ultra sensoriali dei Can quanto della libertà e della forma del free jazz più minimale. Ma nella vasta e complessa piantagione di ritmiche - alimentata oltre che da una voce spettrale e lancinante anche da contrabbasso, chitarra elettrica e batteria - si muovono seminascoste tracce di post punk ("Track 1") e di scarno funk primordiale. "Polytone" è l'epicentro del magma lavico di pulsazioni incontaminate che zampillano pure e stilisticamente perfette. La padronanza acquisita dai musicisti in un lustro di espressioni live consente all'album di coprire la distanza che passa tra un'algida rappresentazione strumentale ed un'ardente performance a cinque stelle. Il nero dissolto nel bianco. La notte nel giorno. Il suono nel ritmo. Questo è il segnale. KOMAKINO - web-magazine [ENG] I/O, from milan, italy, release this new album after two years since Their debut: 'No overdubs, no prepared samples' - clearly written on CD spartan notes, - all eight tracks been recorded live in studio, - as stated, - unique way to reproduce Band's feeling and attitude. I trust that, because the whole album production looks excellent, sounds are bright, smooth and strong. - I/O are masters of free improvvisation, without being random, They scarf syncopated and epileptical, through elegant jazz double-bass lines, funky guitar cuts, accurate professional drumming, analogic loops, and, last but not least, a tracking shot of vocalizes better meant as boiled foam, saliva, tantric vocal chords wisely stretched as playing an instrument. - Avant-gardism, art-nowave, - call it as You wish, - btw Polytone is food for modern Jazz affiliated and other People who need a soundtrack for Their own elucubrations. KRONIC.IT - web-magazine Tre anni di distanza, un disco esaurito e voglia, tanta, di dare linfa ad un’improvvisazione pulsante e destrutturante. |